Corriere delle Alpi

Martedì, 29 aprile 1997

SPECIALE ELEZIONI

Intervista al sindaco rieletto Maurizio Fistarol

“Ulivo ben riuscito”

Programma con candidati credibili

“Una democratica maggioranza bulgara che ha spopolato”

di FABIO BARBIERI

«Mi aspettavo un consenso molto ampio, anche se non così ampio. Le mie previsioni, basate sul fiuto e sulle sensazioni mi facevano partire da un minimo del 45 per cento fino ad un massimo che appariva come una chimera, del sessanta per cento. Questo fino alla settimana scorsa. Poi, negli ultimi giorni ho avuto la quasi certezza di essere eletto al primo turno: ci avrei scommesso. Non ho però detto niente a nessuno; anzi, ai miei spiegavo il contrario, perché ero preoccupato da un clima di rilassamento che non mi piaceva. I candidati che mi sostenevano erano quasi in preda al delirio quando mi riferivano la quantità di consensi che la gente diceva loro di voler riversare su di me. Poi è effettivamente accaduto che due bellunesi su tre mi hanno votato. Una maggioranza bulgara, ma democraticamente bulgara».

Signor sindaco, quali sono a suo avviso le ragioni fondamentali di questo successo?

«C’è naturalmente un complesso di cause, perché convergono molti fattori e la spiegazione non può essere una sola. Credo anzitutto, senza falsa modestia, di essere tra i non molti che hanno capito i meccanismi del sistema maggioritario. Vince chi riesce a rivolgersi in modo credibile e non strumentale a una fascia larga di elettorato, quella in particolare che non accetta di farsi rinchiudere all’interno di steccati ideologici. Insomma, sono partito dal presupposto che almeno un terzo degli elettori bellunesi (ma credo che il ragionamento vada allargato a tutto il Nordest) è mobile e non si sente vincolato da criteri di appartenenza».

Insomma una collocazione trasversale?

«No, la mia non è una posizione trasversale. La mia è una storia che parte da sinistra, ma so che la sinistra vince solo se sa parlare alla gran parte dei cittadini e se ha la capacità di rappresentare le esigenze. Ma voglio tornare sull’instabilità strutturale dell’elettorato. Ho toccato con mano fenomeni stravaganti: elettori della Lega e di Forza Italia, candidati stessi, che mi hanno detto che mi avrebbero votato, perché davo risposte e prospettive».

E’ riuscito in pratica ad identificarsi nel bellunese medio?

«Credo di essere riuscito a manifestarmi eguale ai bellunesi e nel contempo profondamente diverso. Forse la città rispecchia nella figura del sindaco ciò che aspira ad essere».

Quanto ha influito la qualità del lavoro svolto dalla precedente amministrazione?

«Abbiamo davvero cambiato il modo di amministrare, senza demagogie e senza facili promesse, senza interessi di clan o di partito da difendere».

E il suo ruolo nel movimento dei sindaci?

«Ha completato il quadro. Se non si parte però dal concreto dell’amministrazione (servizi di qualità, opere pubbliche realizzate), non c’è immagine che tenga. Ma se, assieme a tutto ciò, c’è anche una proiezione esterna, si riesce a colpire l’immaginario».

Lei è sempre iscritto al Pds?

«Sì, ma non ho il senso di appartenenza. E la gente ha misurato quanto io sia stato il sindaco di tutti i bellunesi».

Si dice in città che il Pds abbia storto un po’ il naso per il successo così ampio da lei riportato. Lo sa?

«Sono convinto che dal punto di vista del Pds questo è un risultato importante, soprattutto in relazione ai presagi di sventura che si erano diffusi. La nostra lista, Alleanza per Belluno, è stata costruita su una proposta che tiene insieme una complessità culturale e politica».

Per dirla in chiaro, una specie di Ulivo?

«E’ un Ulivo ben riuscito. E’ ciò che l’Ulivo dovrebbe diventare: un insieme imbevuto di cultura liberal-democratica e radicalmente federalista e autonomista, cosa che oggi l’Ulivo non è».

Quali sono a suo avviso le ragioni del tracollo della Lega?

«Sicuramente non è dovuto ad una cattiva condotta della campagna elettorale che è stata fatta con moderazione di toni di tutti i candidati. La verità è che la forza della Lega è la debolezza degli altri. La Lega è forte nel Nordest in particolare perché le due proposte alternative, del centro-destra e del centro-sinistra, sono impresentabili. La Lega diventa quindi il contenitore più idoneo a raccogliere lo scontento. Le mosse di Bossi sono sostanzialmente ininfluenti. La Padania è uno strumento di propaganda elettorale, non una proposta politica: il solo rischio che si materializza come tale sta nell’eventuale mancato aggancio dell’Italia alla moneta europea».

La stessa sorte della Lega l’hanno subita Forza Italia e Alleanza nazionale. Probabilmente non per le stesse ragioni…

«A Belluno, quest’anno più ancora che nel 1993, le opposizioni si sono trovate di fronte un programma credibile, delle persone credibili e una leadership credibile. Noi siamo stati in grado di parlare alla città e quindi anche agli elettori di Forza Italia e di Alleanza nazionale, non per cercare il loro voto ma per offrire una proposta. I numeri dimostrano inequivocabilmente che per An e Forza Italia ha votato solo il tradizionale zoccolo duro. Ma c’è un altro dato che mi ha colpito, vale a dire il crollo del voto di lista tanto della Lega quanto di Forza Italia e An. E questo significa che è stata premiata la valenza amministrativa della consultazione».

In tutta franchezza però non è che la sinistra in genere qui a Belluno abbia brillato per intraprendenza negli ultimi anni…

«E’ vero che si dice che la sinistra a Belluno è inesistente, ma poi alle elezioni si prende poco meno del quaranta per cento. Credo che questo risultato dipenda invece proprio dalla capacità della sinistra di aprirsi ai giovani, alle professioni, ai mestieri. Questa, di riuscire ad aprirsi, è la grande sfida per i partiti oggi. Molti cercano ancora di esercitare un ruolo di condizionamento mentre invece devono diventare strutture di servizio per dimostrare che non sono un orpello, ma il nerbo della democrazia».

E questo la gente lo ha capito?

«Io so che i miei concittadini hanno premiato un sindaco autonomo e indipendente, che non ha accettato le logiche del condizionamento e quando è stato il momento ha saputo dire: se vi va è così altrimenti andate a cercarvi un altro sindaco».

Lei avrà ricevuto telefonate di congratulazioni, avrà scambiato qualche riflessione sul voto con politici e amministratori…

«Sì, ho ricevuto molte telefonate, soprattutto da colleghi. Una in particolare mi ha colpito, quella di Rutelli. Il sindaco di Roma mi ha detto di aver appena parlato con D’Alema sui risultati elettorali e che la conclusione alla quale erano arrivati era la stessa alla quale ero arrivato io. E cioè: basta con le interpretazioni partitocratiche del voto, perché adesso ogni volta ci si gioca tutto. Se posso aggiungere un’ultima riflessione, penso che il vero problema oggi siano i giovani e la loro collocazione: a sinistra ci sono i più moderati politicamente. E questo non è certo un bene».

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *