«Dodici milioni di euro. A tanto ammonta la prima tranche di finanziamenti che le banche sarebbero disposte a scucire per evitare il fallimento di Bim Gsp». A darne notizia è il portavoce provinciale di Verso Nord, Giancarlo Ingrosso. «Fonti accreditate – spiega – parlano di somme disponibili che le banche sarebbero pronte a liquidare subito a fronte di un aumento delle tariffe. E dalle trattative in corso sarebbero state predisposte diverse linee di credito con somme anche più alte».

«Comunque vada sarà un bagno di sangue – continua Ingrosso -: per le famiglie bellunesi costrette a subire un aumento del 30% in bolletta, che si aggiunge al 5% deliberato l’anno scorso, per i piccoli artigiani e le ditte che lavorano per Bim Gsp e che non devono finire sul lastrico e per i lavoratori della società che vanno tutelati. Aumenti consistenti in termini percentuali e fallimento della società: due ipotesi che rischiano di generare una reazione a catena dalle conseguenze pesanti per l’intera società bellunese».

«A questo punto – continua Ingrosso – bisogna fermarsi. Qui si rischia di entrare in sala operatoria, fare un intervento perfettamente riuscito e trovarsi con il paziente morto. Se è il caso i sacrifici si faranno, ma bisogna affrontare con senso di responsabilità un eventuale aumento delle tariffe. Prima di prendere qualsiasi decisione va fatta un’operazione verità individuando con chiarezza le responsabilità che hanno condotto a questa situazione sia tra gli organi di gestione che di controllo. Secondo: considerato il momento di difficoltà gli adeguamenti devono essere sopportabili. Dosi da cavallo non possono e non devono essere accettate. Qualunque intervento deve essere fatto esclusivamente a fronte di una condivisone con i cittadini: servono obiettivi precisi e soprattutto un piano industriale trasparente. Agli utenti va anche spiegata che una quota non è stata aumentata per ragioni di opportunità politica e di ricerca del consenso. Solo in questo modo possono essere accettati degli adeguamenti tariffari».

«Dobbiamo, infine, mettere all’angolo le banche e pretendere che si impegnino con una prima tranche di finanziamenti per iniziare ad impostare il salvataggio e il rilancio della società. Di sicuro, in questi anni, gli istituti di credito non ci hanno rimesso ma guadagnato e, quindi, devono intervenire con fette cospicue», conclude Ingrosso.

30/03/2012

IL GAZZETTINO DI BELLUNO

 

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