BELLUNO «Le cose non accadono per caso. Ci vuole lavoro. Tanto lavoro». Maurizio Fistarol, sindaco dal 1993 al 2001 negli anni in cui Belluno sperimentò una rinascita sociale ed economica, guarda con attenzione a cosa sta succedendo oggi nel capoluogo delle Dolomiti. All’indomani delle elezioni amministrative, suggerisce Fistarol, «c’è una questione generazionale che si affaccia all’orizzonte». Accanto alle esigenze di ricambio della classe dirigente, tornano in agenda anche l’idea forte per la città e come far leva sull’eccellenza bellunese per antonomasia: la qualità della vita.

A Belluno come nel resto dell’Italia, afferma Fistarol, sentiamo fortissime e più che legittime spinte per un ricambio generazionale della classe dirigente. Politica, ma non solo». Si tratta di un’opportunità da non perdere, dice: «L’età del nuovo sindaco, che non ha ancora 40 anni e la significativa presenza di giovani in Consiglio comunale possono essere l’occasione per riprendere a pensare Belluno con uno sguardo meno ripiegato su se stesso. Inoltre, aiuterà la presenza di persone come Ida Bortoluzzi, abituata a guardare alla nostra città con occhi non provinciali».

Del resto, ragiona l’ex sindaco «gli anni che abbiamo alle spalle confermano che spesso la marginalità sta più nelle nostre teste che nelle condizioni oggettive». Non è un caso che nel recente passato «sia mancata un’idea forte di sé. Spero che nella mente dei nuovi amministratori ci sia l’idea di una città che se la può giocare con tutti. Capace di coniugare la buona amministrazione quotidiana alla consapevolezza di sé e dei propri punti di forza. Certo, ci vogliono impegno, costanza e preparazione, perché quando sei piccolo e le nostre dimensioni sono abbastanza ridotte, devi riuscire a essere più bravo degli altri se vuoi contare quanto loro».

In questi anni, argomenta Fistarol, «dopo essercene liberati negli anni ’90, siamo tornati alla retorica della marginalità e spesso al piagnisteo che nasconde la mancanza di idee e l’incapacità di giocare un ruolo su scenari territoriali più ampi. Ahimè, è un problema che non riguarda solo gli amministratori pubblici, quanto la classe dirigente nel suo complesso, ovviamente con le dovute eccezioni». Il punto di partenza o, se si vuole, di ripartenza, Fistarol lo vede nella caratteristica fondamentale di Belluno: la qualità della vita, celebrata ogni anno dalle classifiche di quotidiani e istituti di ricerca nazionali. «Si tratta non solo di valorizzare un ambiente straordinario o la bellezza dei paesaggio», dice l’ex sindaco, «ma un tessuto sociale sano, la qualità del lavoro e delle relazioni umane, dentro e fuori l’impresa. La nostra è una qualità che si percepisce in molti ambiti della nostra vita. Però è mancato un lavoro attento e capillare su tutti gli aspetti e i dettagli del nostro vivere».

«Per farlo», prosegue il senatore di Verso Nord, «serve una macchina amministrativa molto efficiente e coesa. Torno su un esempio che mi sta molto a cuore quello del teatro comunale: organizzare oggi delle manifestazioni e presentarle agli ospiti in un ambiente trasandato e logoro come è il teatro comunale è perfino controproducente. E’ come se avessimo degli ospiti a cui abbiamo preparato un pranzo prelibato, ma glielo serviamo sulla tovaglia sporca».

In conclusione, auspica Fistarol, «spero che su queste idee nasca oltre che la buona amministrazione anche una buona politica, nuova non solo di facciata, orgogliosa di vivere e lavorare per questo territorio e che si sappia liberare di un logoro provincialismo che talvolta zavorra gli sforzi e le energie più innovative che Belluno sa esprimere. Però, lo ripeto, bisognerà metterci tanto lavoro e mi piacerebbe notare le luci accese fino la sera tardi negli uffici comunali, cosa che non mi è capitata di vedere nell’ultima decade». (m.r.)

CORRIERE DELLE ALPI

03/06/2012

 

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