È stato il sindaco della rivincita di Belluno. Quello che improvvisamente aveva portato la città anche alla ribalta nazionale. All’epoca i giornali di tutto il Paese volevano sapere da Maurizio Fistarol cosa pensasse a proposito di quasi tutto. Ma è stato anche il sindaco di Lambioi, e non solo. I bellunesi se ne erano innamorati, tanto da eleggerlo la seconda volta, dopo averlo provato, con il 66% dei voti.

Una cosa straordinaria. «Solo Bassolino ha fatto meglio – dice ora con orgoglio – ma lì sono napoletani, mentre per fare innamorare un bellunese ce ne vuole…».

Poi, nel 2001, la svolta. Viene eletto deputato nelle liste della Margherita (Ulivo) dove rimane fino al 2010, quando fonda insieme ad altri, tra cui il suo amico Massimo Cacciari, il movimento Verso Nord. Ma in questi anni è come se Fistarol scomparisse dalla vita politica cittadina, dove pure continua a vivere. Pochi i suoi interventi, quasi nessuna iniziativa. Una sorta di Aventino forzato che più di qualcuno gli rimprovera. Poi, poche settimane fa, la decisione di scendere in campo a fianco di Ida Bortoluzzi, candidata di Verso Nord e Udc.

Una sua “creatura”?

«Assolutamente no. Tutto è nato da alcune chiacchierate, fra persone di diverse estrazioni, che hanno pensato di chiederle la disponibilità. Con poche speranze che accettasse, per dire la verità. Invece Ida lo ha fatto, e anche con una forte motivazione».

Già, però vista la sua provenienza più di qualcuno si aspettava che lei appoggiasse il candidato del Pd.

«Non credo che la proposta giusta per Belluno sia quella della sinistra. Lo hanno già fatto dal 2011 al 2006 (sindaco De Col, ndr) e i risultati non sono stati positivi. Credo serva altro. La forza della candidatura di Ida è che è davvero civica, lo è nello spirito. E a Belluno serve questo, tornare a essere una città unita».

Ma avete pensato ai futuri eventuali alleati?

«No, perché la proposta di Ida Bortoluzzi è profondamente lontana dalle liste in campo. Gli altri candidati sono di partito, anche Massaro, che ha perso una battaglia interna e allora ha deciso di candidarsi. Ida può piacere oppure no, ma è un’altra cosa».

C’è chi dice che si è schierato per andare alla conta, per vedere quanto pesa Fistarol a Belluno.

«No, anche perché il mio ruolo in questa campagna è molto defilato. Intendiamoci, il mio appoggio a Ida Bortoluzzi è totale, credo davvero che sarebbe un ottimo sindaco. E poi non è il terreno delle comunali quello in cui ci si pesa».

Sarà, però in molti l’accusano di essere un po’ troppo lontano da Belluno.

«Dopo il 2001 ho fatto la scelta di non intervenire sui temi della città».

E lo trova giusto?

«Direi di sì, perché non condividevo nella sua impostazione l’amministrazione De Col, il suo spirito di contrapposizione e il suo settarismo. Meno che meno i suoi programmi. E non ho voluto fare l’ex sindaco. Lo stesso, tra l’altro, vale per Prade, sul quale ho giudizi analoghi. Io voglio bene a Belluno, amo la mia città, di cui sono stato sindaco, anzi un certo tipo di sindaco, e la gente mi conosce. Ma io ho fatto questa scelta».

E allora questo cos’è, un cambiamento di rotta?

«Sì. Credo che sia passato quel tempo, e sicuramente riprendo ad avere un ruolo molto più libero di proposta. Naturalmente lo farò col mio stile, che non è quello della polemica, ma appunto della proposta».

Perché non si è messo capolista?

«Ho fatto il sindaco per otto anni, alla mia maniera, a 360 gradi, con forti assunzioni di responsabilità. E allora non me la sono sentita di fare il consigliere».

Si sentirebbe sminuito?

«No, non è quello il problema. Ma penso si possa capire che la differenza dei ruoli è troppo grande. Ogni cosa ha il suo tempo».

Che cosa rimprovera di più ai suoi successori?

«Una buona amministrazione si deve muovere su due livelli. Il primo è quello della buona amministrazione quotidiana, della macchina comunale ben organizzata. E qui invece c’è stato un vero e proprio tracollo. Anzi, a questo livello ci sono una sciatteria e una inefficienza notevole. In fondo, una mancanza di amore».

Un esempio?

«Organizzare iniziative e portare la gente al teatro comunale nello stato in cui è, sembra di essere nell’Europa dell’Est degli anni Settanta, è penoso. Ma l’incuria è ovunque, dalle strade ai palazzi».

E il secondo livello?

«È quello del ruolo della città, che anche se piccola può diventare un punto di riferimento. Negli anni Novanta Belluno era ascoltata. Per fare questo abbiamo lavorato in tanti, abbiamo creato un clima, abbiamo motivato una macchina comunale che ora è sfasciata. Ecco, tutti e due questi livelli in questi anni sono mancati».

Non salva proprio nulla?

«Sì, nei primi cinque anni hanno fatto le rotatorie. Nei secondi cinque sono stati fatti alcuni importanti interventi sugli impianti sportivi».

Ugo Pollesel

IL GAZZETTINO DI BELLUNO

Martedì, 1 maggio 2012

 

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