«Abbiamo perso la partita d’andata, ma possiamo vincere il ritorno e passare il turno». Usa metafore calcistiche il senatore di Verso Nord Maurizio Fistarol, uno dei pochi a non essersi rassegnato alla scomparsa della Provincia di Belluno. Per raggiungere l’obiettivo, tuttavia, Venezia e Roma devono muoversi unite nella stessa direzione. Un’osservazione non scontata se si pensa all’idea lanciata dal consigliere regionale Pdl Dario Bond che, a giochi ancora aperti, propone di accettare la sconfitta e poi tuffarsi in un bagno populista, cioè un referendum per decidere se fondere il bellunese con Treviso o con Vicenza. «Una proposta senza capo nè coda, oltre che pericolosa», osserva Fistarol che fa appello a chi vuole ancora combattere per Belluno e non per qualcun altro. La storia fino a oggi. Fistarol ha seguito l’iter della Spending review alla commissione bilancio del Senato e conferma quanto riferito anche da altri parlamentari, come Bressa: «L’accordo politico c’era e il governo era d’accordo per una deroga alle Province montane (almeno Belluno e Sondrio), ma la commissione è stata assediata dalle mille rivendicazioni, tanto che sono stati accumulati tre giorni di ritardo, proprio per le Province (e la sanità). Non si è parlato dei problemi veri, ma solo di questioni di campanile e alla fine, per uscirne, si è deciso di evitare qualsiasi deroga».

Spunti di ottimismo. Non si può non notare, tuttavia, che qualcosa è cambiato rispetto al decreto: «Non si dice più che le Province sono soppresse o da accorpare, ma che sono soggette a riordino», evidenzia Fistarol. «Ecco perché è assolutamente sbagliato e preoccupa moltissimo il comportamento di Bond. C’è ancora margine se in Regione sapranno essere all’altezza. Venezia ha 90 giorni di tempo per fare una proposta di riordino al governo e bisogna tenere in considerazione che, altrove, ci sarà un gran caos».

La carta aree metropolitane. Se Venezia arriverà a Roma entro i termini e con una proposta seria, ci saranno tutti i presupposti per salvare la provincia di Belluno così com’è oggi. «Nel riordino istituzionale», ricorda Fistarol, «una delle questione decisive è quella delle città metropolitane. La Regione ha due opzioni: seguire la via puramente burocratica con la semplice fusione delle Province; oppure dare al Veneto una vera riorganizzazione, creando due aree metropolitane: quella est (Venezia, Treviso e Padova) e quella ovest (Verona e Vicenza), evitando cioè di farle coincidere con le attuali Province, fatto che sarebbe ridicolo. All’interno di questa proposta di sostanza e affermando l’importanza dello Statuto veneto, Belluno, che non rispetta i due criteri fissati dalla legge, può ambire a una flessibilità da parte del governo».

Fistarol, insomma, chiede alla Regione di non tentare nemmeno il riordino di Belluno: «Con questo pacchetto i giochi si riaprono e si dà corda a chi in Parlamento può giocare la partita persa all’andata, ma ancora non conclusa. «Venezia deve dire: io il riordino di Belluno l’ho già fatto in Statuto affermandone la specificità. I tempi ci sono e il governo ha già dato la sua apertura. Senza fare lo scaricabarile, penso che se giochiamo coordinati possiamo ancora farcela. Ma serve un sussulto di dignità, non chi liscia il popolo».

Irene Aliprandi

CORRIERE DELLE ALPI

11/08/2012

 

 

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