Le categorie economiche, gli enti, perfino il vescovo si mobilitano a difesa del mantenimento della Provincia di Belluno, ma Venezia non decide. Anzi, sembra intenzionata a presentare entro fine mese al governo Monti la proposta di mantenere tutto così com’è. Che è anche il miglior modo per mettere in mano al premier la scure per cancellare Palazzo Piloni dalla mappa istituzionale italiana. Qualche politico si è dato un po’ da fare, qualcuno no. Ma Maurizio Fistarol, ex sindaco di Belluno, ora senatore, spiega perché qualcosa si può ancora fare. Avanzando qualche proposta e dicendo qualche amara verità.
Allora, il destino della Provincia di Belluno è già segnato?
«No, però la questione si sta complicando, anche alla luce del fatto che la Regione Veneto prima reclama autonomia e poi non è in grado di esercitarla».
Tutta colpa di Zaia?
«Beh, intanto vediamo cosa decide il Consiglio regionale, ma certo anche quello ha le sue responsabilità. La logica di conservare tutto come prima, di fatto, consegna al Governo la possibilità di decidere lui. Il rischio, se non si fanno scelte, è che Belluno alla fine venga sacrificata».
E voi invece che cosa state facendo?
«Stiamo lavorando a Roma per una deroga per le due province montane di Belluno e Sondrio. Ma anche la Lombardia non ha deciso, nel senso che ha chiesto di mantenere anche altre province, come ha fatto il Veneto».
È la classe politica che manca?
«Sì. È apparsa inadeguata e con scarsa attenzione alla specificità della montagna».
Però non è che a Belluno si sia fatto molto di più.
«In realtà c’è una sostanziale unità di intenti verso la Regione Veneto. Anche se poi tutti questi discorsi sembrano da addetti ai lavori. Ho l’impressione a volte che è l’utilità dell’ente Provincia a non esser percepita dai cittadini».
E se avessero ragione a disinteressarsi?
«Ma io credo che abbiano ragione. Io ho sempre sostenuto e ho anche presentato un progetto di legge per abolire tutte le Province, le cui funzioni possono essere esercitate dai Comuni e dalla Regione».
Ma non è una contraddizione?
«No, perché nella mia proposta si dice di abolire le Province ma di dare alla Regione la possibilità di istituire delle aree particolari, degli enti intermedi, per governare zone peculiari che necessitano di un livello intermedio. E la montagna bellunese rientra in questo ragionamento. Devo dire, cosa che non si dice mai, che il governo Monti era per questa proposta, ma non l’ha presentata temendo una raffica di ricorsi alla Corte Costituzionale. Così si è scelta quest’altra via, che per la verità è meglio che niente».
E se la Regione questa “area speciale” la facesse in un secondo momento?
«Ma la potrebbe fare già oggi, se davvero avesse uno spirito federalista. E se invece di blaterare a vanvera facesse qualcosa di concreto. Dopo di che ci si mettono anche i nostri sindaci: c’è chi vuole andare in Trentino, chi in Alto Adige e chi in Friuli».
Sbagliano?
«Occorre dire la verità: sono richieste che non hanno alcuna possibilità di andare in porto. Individuano falsi obiettivi. Uno dei motivi per cui è stato accantonato Lamon è il timore dell’effetto valanga. E allora questi Comuni, da Feltre a Pieve di Cadore, devono sapere che non hanno alcuna possibilità. Non solo, in questo modo stanno affossando quei Comuni che qualche ragione storica l’avevano davvero e che i referendum li hanno già fatti, e che forse potevano farcela».
Si riferisce a Livinallongo, Colle e Cortina?
«Non solo, anche Lamon e Sovramonte. Ma è ovvio che la ragione fondamentale di tutto ciò sono i privilegi delle Regioni a statuto speciale. Anche se poi è vero che c’è anche l’aspettativa di trovare lì un’audience diversa e maggiore di quanto abbia finora concesso Venezia».
Resta il fatto che gli statuti speciali garantiscono ben altre risorse economiche.
«Sì, anche se ora la Spending Review del governo Monti ha tagliato in maniera pesante i trasferimenti alle Regioni autonome. Basti dire che, per la prima volta, i deputati e senatori altoatesini sono passati all’opposizione. Il loro malcontento è grande».
Ma Belluno non aveva anche avuto un riconoscimento nello statuto veneto?
«Certo, e la Regione potrebbe per esempio attribuire già ora alla Provincia, o a un qualsiasi ente che la Regione può creare, tutti i poteri attribuiti dallo statuto».
E che cosa glielo impedisce?
«Nulla. Bisogna vedere se ha la forza di attuarlo. C’è un percorso da fare, invece temo che la Regione invochi l’alibi della decisione governativa per cancellarci».
Colpa anche dei politici bellunesi divisi?
«Qui da noi lavorare insieme è sempre stato difficile, in questo caso, però, l’unità di intenti è stata sufficiente. Ci si è parlati. Il problema è se il consiglio regionale saprà indicare al governo la specificità di Belluno».
Partita chiusa?
«No, anche se dopo la mancata scelta della conferenza per le autonomie la strada è in salita. Voglio sperare che abbiamo il 51% di possibilità di farcela».
E se invece perderete?
«Ripartirò per abolire tutte le Province e far sì che la Regione Veneto riconosca il carattere specifico di questo territorio».
In che modo?
«Come “Verso Nord” presenteremo la nostra proposta, che in sintesi vede due grandi aree urbane in pianura (quella tra Venezia, Padova e Treviso da una parte e Vicenza e Verona dall’altra) e una chiamiamola “provincia alpina”. Che potrebbe anche non voler dire solo l’attuale bellunese, ma anche le zone montuose dell’attuale provincia di Vicenza e Verona. Dobbiamo cercare di dare un’idea più precisa del Veneto. Fare come ha fatto finora la Regione, cercando di mantenere tutto così com’è, ci condannerà».

Ugo Pollesel

Gazzettino di Belluno

14/10/12

 

 

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