«Italia Futura», «Fermare il Declino», «Tea Party Italia» e tanti altri: una rete di movimenti si agita al centro, nello spazio siderale della politica lasciato vuoto un po’ dalla debolezza del Pd, e molto dall’implosione del Pdl e dalla grande delusione dei leghisti, che ancora non si sa se ed in qual misura Maroni riuscirà a consolare. Una galassia fatta di economisti, liberisti, imprenditori, innovatori, elettori scontenti e preoccupati che nel menu della politica tradizionale non trovano un prodotto che li rappresenti. Ma negli ultimi tempi questa galassia si sta concentrando: il tempo stringe, le elezioni sono all’orizzonte, bisogna concretizzare, solidificare il web, i manifesti politici, i circoli gassosi ed i club magmatici in una vera lista elettorale, con programmi sì, ma anche nomi, cognomi, candidati pronti a metterci la faccia, e un’organizzazione territoriale che li sostenga. E la stella che sta nascendo attrae nel suo campo gravitazionale anche le correnti più innovatrici dei partiti tradizionali, il Pd e il Pdl.

Ed è il Nord, il Veneto soprattutto, e la Lombardia, il grande vuoto politico dove la galassia cerca il suo big bang: perché è qui che alla disintegrazione del Pdl si aggiungono i vasti spazi della delusione bossiana. Oscar Giannino, l’economista più noto e colorato della tivù, è già venuto in Veneto più volte: ed è stato un successo. A Mestre erano in 600 ad ascoltarlo, a Treviso quasi mille. Il movimento che pende dalle sue idee liberiste si fregia del nome «Fermiamo il declino» che è già un programma, e si è dato un’organizzazione territoriale con responsabili e coordinatori, tra i quali l’avvocato e docente triestino Andrea Bitetto per il Friuli Venezia Giulia, e il veronese Franco Bocchini, imprenditore, per il Veneto. Per Giannino s’impegnano molti legati a Confindustria Veneto, come Alessandra Pegorer, già vicepresidente dei giovani industriali, e d’altronde è noto che a Giannino s’abbeverò la stessa Emma Marcegaglia, che ora potrebbe vivere anche lei la nuova avventura.

Vicinissimo a Giannino e all’Istituto Bruno Leoni, motore di idee liberiste in economia, c’è il Tea Party Italia, che propugna il radicale abbassamento delle tasse e la riduzione dell’invadenza dello Stato nella vita dei cittadini. Il Tea Party fa un’azione di lobby per il liberalismo: non aderirà a partiti o a liste elettorali, ma sembra per ora orientato a non aderire a partiti o liste elettorali, ma i suoi esponenti, dal coordinatore veneto Carlo Sandrin, imprenditore padovano, al coordinatore di Venezia e Treviso Claudio Saragozza, sono tra i firmatari del manifesto di Giannino e sono iscritti a Italia Futura,la fondazione di Luca Montezemolo.

Italia Futura, in questa battaglia, è la corazzata: resterà una Fondazione all’americana, un luogo di elaborazione di programmi e strategie, non diventerà un partito. Ma il partito nascerà, e si presenterà alle elezioni la primavera ventura, e con grandi ambizioni. Il nome non lo si conosce ancora, perché la lista elettorale – una sorta di lista civica nazionale – sarà figlia della Fondazione Italia Futura e di altri movimenti con i quali sono in corso contatti: quello di Giannino, il Tea Party, la Costituente liberale, l’associazione giovanile 2.0, gli Indipendenti per Monti, Lombardia per le Riforme dell’ex sindaco di Milano, Albertini, e tante altre. E poi c’è il largo ventre cattolico che un anno fa si diede appuntamento a Todi e voleva, allora, forte della crisi del governo Berlusconi, entrare in un post-Pdl e relegare nell’angolo gli ex missini e le veline del premier grazie ad un robusto asse cattolico legato alla dottrina sociale della Chiesa, da Maurizio Sacconi a Pier Ferdinando Casini all’attuale ministro di Monti Andrea Riccardi, passando per Giuseppe Fioroni e altri pezzi del Pd. Oggi l’approdo sarebbe invece la lista civica nazionale di Italia Futura: e anche Raffaele Bonanni, della Cisl, potrebbe essere della partita.

Nella lista, il maggior spazio ce l’avrebbero nomi nuovi, giovani, imprenditori, professionisti, perché la regola è: niente persone che abbiano avuto responsabilità nel vecchio regime che ha portato il Paese allo sfascio morale ed economico. Ma i vertici della Fondazione di Montezemolo sono attivi anche nella ricerca di nomi stimati della «buona politica», persone non compromesse col «vecchio regime». Ecco perché nomi come quelli di Fabio Gava e Giustina Destro, i parlamentari veneti che ebbero il coraggio di uscire dal Pdl in dissenso con Berlusconi, sono oggi molto ascoltati in Italia Futura, e potrebbero avere un ruolo anche nella lista elettorale che si prepara. Ma in Veneto, la fondazione di Montezemolo ha un altro alleato storico: il gruppo di Verso Nord, uscito dal Pd in tempi non sospetti e ormai organico al progetto di Italia Futura. Maurizio Fistarol e Diego Bottacin sono presenze fisse alle riunioni operative con Montezemolo, col presidente della fondazione Federico Vecchioni e il direttore generale Carlo Calenda, gli uomini che stanno lavorando alla convention di novembre che riunirà Italia Futura e le altre sigle per formalizzare la «discesa in campo». Ed ecco perché Alessio Vianello, già coordinatore di Verso Nord, compare anche negli organigrammi del movimento di Giannino e in Italia Futura. Alla porta di Montezemolo c’è la coda da mesi, da quando tutti hanno capito che la barca del Pdl fa acqua. «Sono tutti alla ricerca di un battello di salvataggio – spiega un parlamentare – ma Italia Futura ha fatto sapere che non s’imbarca nessuno per salvargli il seggio in Parlamento».

Il progetto di Italia Futura ha uno step-2: la lista civica nazionale vorrebbe avere l’adesione anche di due partiti “storici” del centro moderato e dell’area cattolica: il Fli di Gianfranco Fini e l’Udc di Casini. Qualche incontro c’è già stato, ma paradossalmente il Fli e l’Udc, agli occhi di Italia Futura, hanno il difetto d’essere visti dall’opinione pubblica come “vecchi partiti”: e dunque la loro adesione al progetto dovrebbe necessariamente passare attraverso un rinnovamento radicale delle candidature, con esclusione praticamente dell’intera leadership attuale, cosa alla quale i partiti strutturati sono di solito restìi. «Bè, noi in Veneto il rinnovamento l’abbiamo fatto, su questo siamo sereni – rivendica Antonio De Poli, coordinatore Udc – guardiamo a questi movimenti come a un fatto positivo di democrazia e siamo convinti che la lista per l’Italia o come si chiamerà possa essere l’idea vincente».

In questa galassia gira anche il pianeta solitario di Giulio Tremonti, «3L», Lista Lavoro e Libertà: fresca del debutto a Riccione, la lista 3L non è ancora organizzata sul territorio. Mesi fa Tremonti avrebbe fatto un passo verso Montezemolo, ma i toni euro-scettici e anti-montiani di Tremonti si son fatti presto incompatibili con il dichiarato euro-montismo del leader di Italia Futura. Più facile un avvicinamento alla Lega, nonostante i rapporti di Tremonti con Maroni non siano certo fraterni com’erano con Bossi. Ma la strategia maroniana del Patto per il Nord conla Lega al centro di liste indipendenti – il “modello Verona” – sembra tagliata su misura per Giulio.

L’attrazione esercitata dal bisogno non soddisfatto di rinnovamento e di rappresentanza dei moderati, è forte anche all’interno di Pd e Pdl: col rottamatore Matteo Renzi è sceso in campo il sindaco di Vicenza, Achille Variati, e poi il padovano Filippo Rizzato, i bellunesi Jacopo Massaro e Mirco Costa, il polesano Federico Frigato. Nel Pdl, ecco il “formattatore” Alessandro Cattaneo, sindaco di Pavia, che predica il superamento del berlusconismo attraverso le primarie o le preferenze e la radicale semplificazione dello Stato con l’azzeramento delle Province e il dimezzamento delle Regioni. In Veneto, ha trovato nell’assessore regionale Remo Sernagiotto e nel consigliere provinciale di Treviso Alessio De Mitri gli alleati più influenti. Ma le fila s’ingrossano con giovani amministratori veneti: Michele Basso, sindaco di Meolo, l’ex assessore comunale di Belluno Paolo Gamba, o Rossella Olivo sindaco di Romano d’Ezzelino. Anche i partiti “tradizionali”, insomma, se sopravvivranno alla tempesta, sarà solo diventando molto meno tradizionali. E quindi più compatibili, più vicini, alle liste figlie dei movimenti. E qualcosa, alla fine, nascerà.

Alvise Fontanella

Gazzettino Nordest

14/10/12

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *