Venezia, 20 gennaio 2012 _ Fuori la politica dalla gestione della sanità, riorganizzazione delle aziende ospedaliere e dei distretti su base demografica, servizi di scala sulla dimensione dell’Area Vasta, nuovi criteri di riparto del fondo sanitario regionale e revisione della medicina di famiglia. Ruotano attorno a questi concetti le proposte di Verso Nord rispetto al nuovo Piano Sociosanitario del Veneto.
 
«La Regione deve avere maggiore coraggio nell’affrontare questa materia», afferma il capogruppo di Verso Nord, Diego Bottacin. «Il testo arrivato in V Commissione è molto timido nell’affrontare le scelte più difficili e complicate come le riduzioni, gli accorpamenti e la dimensione aziendale. Al contrario è fin troppo dettagliato nell’intervenire in ambiti che non sono attribuiti alla competenza del piano quali la selezione del personale di direzione, mentre timido l’innovazione rimane un obiettivo generico».
 
Il primo punto su cui intervenire è dunque l’ingerenza della politica nella gestione della sanità. Per questo gli emendamenti del gruppo tendono a modificare radicalmente il criterio di nomina dei Direttori generali delle Usl. «Il presidente della Giunta regionale», spiega Bottacin, «potrà sceglierli esclusivamente all’interno di un elenco di 50 nomi selezionati da un’agenzia di cacciatori di teste». L’agenzia sarà scelta con gara, secondo i criteri in uso per la ricerca dei top manager privati. La stessa agenzia sarà incaricata anche della valutazione annuale dei direttori. La discrezionalità “politica”, quindi, potrà essere esercitata esclusivamente all’interno di soggetti giudicati tecnicamente i più adatti. Un Direttore generale autorevole e competente costituirebbe il principale baluardo contro ingerenze inappropriate nella gestione delle aziende sanitarie.
 
La seconda necessità per rendere efficiente ed efficace la sanità veneta è la riorganizzazione delle aziende sanitarie e dei distretti. Infatti, il Libro Bianco della Sanità Veneta e la stessa proposta di Piano definiscono in un range tra i 200 mila e i 300 mila abitanti la dimensione aziendale ottimale. Allo stesso modo definiscono in almeno 100 mila abitanti la dimensione ottimale per i Distretti Sociosanitari. «Per questo», spiega il consigliere Andrea Causin, «due nostri emendamenti pongono un termine massimo di 180 giorni per ridisegnare i confini di Usl e distretti. Tengo a precisare che stiamo parlando di ridefinire solo i vertici direzionali, non certo la distribuzione territoriale dei servizi».
 
Non meno importante, risulta poi l’estensione all’Area Vasta dei servizi di scala, come la logistica, gli acquisti, la tesoreria e il sistema informativo. A oggi, infatti, ogni azienda sanitaria ha sviluppato propri sistemi dedicati incapaci di comunicare tra loro, con la Regione e con i medici di famiglia. «L’innovazione nel sistema sanitario è fondamentale per far risparmiare fondi agli enti pubblici e tempo ai cittadini», spiega Causin. «Spingeremo molto perché ogni Usl fornisca la refertazione elettronica, abbia il centro prenotazioni on line, pagamenti on line, ci sia un sistema medical record ospedaliero basato su standard regionale, l’interconnessione operativa tra software aziendali e il privato sia integrato nei sistemi aziendali».
 
Sulla delicata questione dei Fondo Sanitario Regionale, Verso Nord propone un cambio radicale rispetto al passato. Mentre i finanziamenti pubblici si riducono, dice Bottacin, «continuiamo a vedere aziende sanitarie che erogano i medesimi servizi a un costo fino a un terzo superiore rispetto ad altre. Per questo vogliamo che la quota capitarla sia definita esclusivamente in base alla distribuzione per età e sesso della popolazione e all’incidenza delle principali patologie croniche».
 
Passi avanti considerevoli possono essere fatti nel campo della medicina di famiglia. L’idea di Verso Nord è da un lato di portare a compimento l’associazionismo, dall’altro di sperimentare il passaggio dei medici di medicina generale alla dipendenza delle aziende sanitarie. Un modello a cui si è recentemente ispirata la Provincia autonoma di Trento con una propria legge e a cui diversi Paesi europei fanno ricorso, tra questi la Spagna e la Svezia. Il vantaggio principale è la possibilità di integrare molto meglio l’opera dei medici di famiglia con i restanti servizi sanitari. Inoltre, il medico sarebbe sollevato da una serie di incombenze amministrative, fiscali, organizzative, permettendogli di concentrarsi sull’attività clinica con vantaggio per l’azienda e per il cittadino. Infine, la gestione dell’Adi che al momento vede una cogestione fra Distretto e medici. Un modello più razionale vede l’infermiere domiciliare far riferimento strutturalmente al medico di famiglia. In particolare l’assistenza sulle 24 ore (superando il concetto di guardia medica) è particolarmente importante per la gestione dei malati in Adi e per prevenire il ricorso improprio ai Pronto soccorso.
 
L’intero pacchetto di emendamenti elaborato da Verso Nord, è suddiviso in … proposte.
 

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