La Provincia di Belluno potrebbe sopravvivere. È terminato, almeno in parte, il lavoro della Commissione affari costituzionali della Camera che doveva elaborare una proposta coerente con le intenzioni del governo Monti che nel suo primo atto importante, a fine 2011, aveva condannato questi enti. Quanto elaborato dalla Commissione diventerà molto probabilmente un decreto “promosso” dal ministro della semplificazione Patroni Griffi e i tempi dovrebbero essere molto ristretti: «Forse già prima della pausa estiva», annuncia il deputato bellunese del Pd Gianclaudio Bressa, protagonista dell’attività della Commissione.

A salvare la Provincia di Belluno è, in sostanza, l’introduzione di un nuovo criterio: oltre alle dimensioni del territorio (3 mila km quadrati) e alla popolazione (350 mila abitanti), si aggiunge in numero dei Comuni (oltre i 50) e verranno mantenuti gli enti che soddisfano almeno due di questi criteri. Belluno ha l’estensione e gli enti sufficienti a “giustificare” la sua esistenza e quindi, se le cose resteranno così, potrà restare. «Le funzioni», spiega Bressa, «sono state ridotte, ma restano in capo alle Province quelle più importanti: ambiente, territorio, trasporti, viabilità, rifiuti e forse le scuole superiori. Insomma tutte quelle funzioni di area vasta, che non si potrebbero trasferire ai Comuni perché troppo piccoli, nè allocarle alle Regioni perché troppo specifiche per i territori».

Tutto bene, si potrebbe commentare, ma resta un grande limite: le Province del futuro saranno enti di secondo grado, cioè i cittadini non potranno eleggere gli amministratori, che verranno scelti sulla base di accordi politici tra i sindaci. «Un risultato alla volta», dice Bressa lasciando intendere che su questo si tratta ancora. Bressa, relatore della legge elettorale presentata dal governo, ha smontato anche questa (come le Province): «C’erano assurdità, come in Piemonte dove il 9% sarebbe riuscito a controllare tutto». Fredde le reazioni dei parlamentari bellunesi, che non credono molto a un testo definitivo.

«Oggi festeggiamo, ma magari domani cambieranno i criteri e ci arrabbieremo», sottolinea il senatore di Verso Nord Maurizio Fistarol. «Secondo me gran parte delle Province non ha senso di esistere e, anche in questa materia, il governo Monti ha il merito di provare a fare qualcosa, molto più di quanto (non) fatto da tutti i governi precedenti». Fistarol è autore di un disegno di legge costituzionale sulle Province: «Nei Paesi che adottano un federalismo reale, come gli Usa, il vestito istituzionale si adatta alle necessità. La mia proposta va in questo senso: eliminare tutte le Province e dare alle Regioni la facoltà, accuratamente motivata, di istituire enti intermedi in territori omogenei».

Franco Gidoni, deputato della Lega Nord, è ancora più estremo: «Per me le Province vanno eliminate punto e basta, così come vanno ridotti i Comuni accorpandoli per aree omogenee. Ma questo implica un salto di qualità che sarà molto difficile». Secondo Gidoni ogni zona omogenea, cioè le vallate come Agordino, Cadore, Valbelluna, ecc… «Vanno poi a trattare con la Regione che ormai si occupa di tutto. Così la semplificazione sarebbe reale e davvero vicina ai bisogni della gente».

Irene Aliprandi

CORRIERE DELLE ALPI

24/06/12

 

 

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