«Adesso i bellunesi devono dare prova di maturità». La Provincia di Belluno, per ora, è salva, ma il riconoscimento del governo, al momento, è solo un’opportunità che va giocata con senso di responsabilità. L’invito arriva dal senatore di Verso Nord Maurizio Fistarol, che rimprovera l’atteggiamento dei sindaci dei Comuni che hanno deciso di indire nuovi referendum secessionisti. Feltre e Pieve di Cadore in testa.

Una vittoria a rischio. Fistarol ricorda che il risultato non è blindato. «Bisogna impedire che succeda quanto visto l’estate scorsa in commissione bilancio al Senato, quando il Pd (per accontentare le Marche) e il Pdl (per il sud) fecero naufragare la deroga a Belluno e Sondrio già pronta. Le pressioni dei partiti vanno evitate e io credo, spero, che il governo ponga la fiducia. Di fronte alle proteste dei tanti campanili e all’incapacità dei partiti a fronteggiarle, è l’unica soluzione», dice l’ex sindaco di Belluno.

Il nuovo Veneto. Il riordino è particolarmente interessante in Veneto dove, secondo Fistarol, presto si arriverà a un assetto con due aree metropolitane (est e ovest). «Siamo solo all’inizio di un processo in cui Vicenza sarà aggregata a Verona (e Rovigo) in una seconda area metropolitana e magari l’alto vicentino con Belluno rafforzando la nostra posizione». Il passaggio però è delicato: «Oggi il Veneto è una delle Regioni più forti e regge la crisi meglio di Trentino e Friuli. Con la creazione di due grandi aree economiche, il rischio è che Belluno diventi una riserva indiana».

Lo Statuto. «Se non lavoriamo bene rischiamo di restare marginali al processo di sviluppo del Veneto», avverte il senatore che chiede l’impegno di tutti gli amministratori locali nella trattativa con la Regione: «L’attuazione vera e rapida del nuovo Statuto non deve tardare, perché l’ente Provincia di Belluno, com’è oggi, non serve a niente. Bisogna lavorare seriamente con la Regione, la partita adesso si gioca lì. Non escludo che in futuro si apra uno scenario europeo e che Belluno venga ricollocata in un ambito alpino. Ma adesso non è così e dialogare con i territori di montagna non basta. Non divaghiamo: il confronto è con il Veneto».

Fermate i referendum. Per Fistarol, il proliferare dei referendum rischia solo di danneggiare il confronto con Venezia. «Stare nel Veneto significa essere in una grande regione forte economicamente. Credo che i pruriti secessionisti siano controproducenti e gli amministratori dovrebbe avere il coraggio di non lisciare il pelo ai movimenti referendari». Per Fistarol: «Un’istituzione matura deve riconoscere che le ultime iniziative non hanno speranze e finiranno per affossare Lamon e gli altri pionieri, per il timore di un effetto valanga. Non è serio attivare una procedura sapendo che non ha margine di successo. Le iniziative di Feltre e Pieve di Cadore non hanno nè capo nè coda e rischiano solo di zavorrare il grande lavoro che c’è da fare». Fistarol si rivolge a quei sindaci: «Provocare e dare voce ai cittadini è giocare con il fuoco. Per me la volontà popolare è importante e sostengo i primi referendum, ma è sbagliato e irresponsabile avviarne di nuovi e dare falsi obiettivi alla gente. Per poche preferenze in più c’è chi è pronto a sostenere l’annessione con la Groenlandia, ma questa non è politica. Altrimenti vuol dire che non siamo pronti, che non ci meritiamo l’autonomia».

I partiti. L’accusa è al Pd: «Che ha la grande responsabilità politica di stare dentro questi movimenti, alimentarli e sollecitarli» e Fistarol chiede una riflessione a Paolo Perenzin: «A cosa serve un sindaco se non sa guidare la sua comunità. È chiaro che per un piatto di lenticchie in più la gente voterà a favore del distacco dal Veneto, ma un amministratore locale deve far ragionale i cittadini, non andare a rimorchio».

di Irene Aliprandi

CORRIERE DELLE ALPI

02/11/2012

 

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