Milano. A che punto è la notte? E’ da qui che il movimento Verso Nord, nato in Veneto nel 2010 con un sogno di rinnovamento della classe politica, vuole partire per il suo debutto politico, a Bergamo oggi. Proprio nella città dove dieci giorni fa è andato in scena lo psicodramma collettivo della Lega, che dava con le scope il suo attonito commiato al Capo, il Senatùr. Così, mentre il Carroccio si dilania in una guerra interna senza quartiere, che potrebbe portare a una vera balcanizzazione su base regionale, Verso Nord – diventato movimento politico interregionale con forte connotazione “settentrionalista” – lancia la sua sfida politica in un convegno il cui motto è: “Le ragioni del nord per cambiare l’Italia”. Nella speranza, anche, di raccogliere il voto d’opinione intercettato in questi anni dalla Lega.

In Verso Nord ci sono amministratori e politici fuoriusciti dai partiti (uno dei fondatori è stato Massimo Cacciari, che ha tirato il sasso nello stagno e poi, spesso gli capita, ha nascosto la mano), che oggi strizzano l’occhio alla montezemoliana Italia Futura, in attesa della prova elettorale post Monti. E, davanti all’eccitazione populista che cresce sugli scandali dei partiti, vuole dimostrare che la politica non è finita, se si punta a un rinnovamento della classe dirigente. Il cavallo di battaglia sarà, appunto, il “lato oscuro della questione settentrionale”, riacutizzata dalla recessione e dalle leve fiscali del governo Monti.

“Mai come ora le ragioni del nord hanno bisogno di trovare una rappresentanza forte, credibile e non demagogica”, dice al Foglio il senatore bellunese Maurizio Fistarol, ex Pd. “Non ci rassegniamo a vedere crescere la spesa pubblica improduttiva”. Veneti, piemontesi, lombardi, emiliani oggi proporranno a un’assemblea di centinaia di persone il loro manifesto. “La Lega è finita, ma le regioni più produttive del paese devono poter imporre al governo i parametri economici per la ripresa”, spiega il consigliere regionale Diego Bottacin, che ha sfidato più volte Luca Zaia, ma invano, a potare i rami secchi delle cariche politiche, gli sprechi dell’amministrazione e a eliminare le province. E ha fatto di conto per dimostrare quanto costa ai contribuenti l’Agenzia delle entrate: “Sette volte di più rispetto a quello che riesce a recuperare dagli evasori. Ecco perché abbiamo pensato a una legge che crei una ‘agenzia delle uscite’ per contrastare le inefficienze”.

Il quotidiano Europa ha definito Verso Nord “la Lega di Monti”, ma sbaglia perché Verso Nord spera di rimescolare le carte, tifa per Tito Boeri e per i liberalisti di ogni schieramento, considera Vendola un demagogo da talk show, Maroni un bluff e l’antiberlusconismo un’isteria collettiva. C’è anche qualche ex moderato del Pdl e un espulso eccellente della Lega: l’ex assessore lombardo alla Sanità, Alessandro Cè, che per aver contestato il modello sanitario lombardo, fu obbligato ad andarsene e ora non perde occasione per sparare sulla Lega. Sarà lui, bresciano, a fare oggi gli onori di casa a Bergamo. Cé, in vertità, non gradisce molto l’alleanza con Italia Futura di Montezomolo, che ha creato una serie di gruppi e associazioni, una sorta di comitato elettorale, in varie regioni per avere radicamento. Ma in Veneto, Italia Futura è stata fondata anche da esponenti di Verso Nord come Bottacin e il cattolico Andrea Causin, ex consigliere regionale del Pd. Ad assistere al debutto di Verso Nord oggi ci saranno anche il manager del sindaco di Firenze, Giorgio Gori, il leader Tea party, Giacomo Zucco, il presidente della provincia autonoma di Trento, l’ex socialista Lorenzo Dellai. Un mucchio selvaggio moderato e trasversale, targato soprattutto ex Pd. Che per il momento si annusa, aspettando segnali anche dal futuro politico nazionale.

IL FOGLIO

SABATO 21 APRILE 2012

 

 

 

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