La sanità bellunese sta affondando sotto il peso di un modello non più sostenibile. I piccoli ospedali tuttofare non hanno numeri per garantire qualità, ma vengono disperatamente difesi da chi userebbe la sanità di campanile per fini elettorali cavalcando le paure della gente. Gente che non sa che l’Italia, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), resta comunque il secondo Paese al mondo per capacità di risposta ai bisogno sanitari.
È questa la sintesi del pensiero del senatore Maurizio Fistarol e di Giancarlo Ingrosso, del movimento Verso Nord, che, abbattendo un tabù, vuole sollecitare chi governa a livello locale e regionale a prendere provvedimenti seri e veloci. In arrivo c’è un taglio di 10 milioni di euro (pari a 500 euro a famiglia) nel triennio 2011-2013, che, se non sarà gestito localmente, rischia di arrivare direttamente da Roma con effetti devastanti.
«Basta giocare in difesa – attacca Fistarol bacchettando politici e amministratori che si mettono a capo di proteste generaliste -: dobbiamo agire superando la logica del campanile, nell’interesse dei cittadini, perché stavolta qui si rischia il massacro. Noi dobbiamo tutelare la salute non le bandierine».
Una buona sanità, secondo Fistarol e Ingrosso, non si garantisce mantenendo tutto ovunque, ma valorizzando e strutturando le eccellenze in una rete integrata a livello provinciale e creando sul territorio un servizio capillare di emergenza, pronto soccorso e salvavita. Fondamentale sarà poi potenziare il sistema di trasporto.
«Sapete quanti interventi in un anno ha fatto la chirurgia notturna di Agordo – chiede provocatoriamente Fistarol -: solo 16. È scientifico che dove si opera di più ci siano maggiori standard di qualità».
Agordo è solo un esempio, perché «anche l’ospedale di Belluno – prosegue il senatore che prima di esternare ha visionato statistiche e dialogato con il mondo medico – non ha più gli standard di eccellenza che aveva dieci anni fa. La migrazione verso altri ospedali, come Treviso, Padova o Trento, è provata dai numeri».
Questo non significa sbaraccare gli ospedali, ma fare in modo che l’eccellenza della gastroenterologia di Feltre possa continuare ad essere tale, così come la neurochirurgia di Belluno, o l’ortopedia di Agordo o, ancora, la procreazione assistita di Pieve di Cadore. E per fare questo bisogna avere il coraggio di tagliare inoperosi doppioni dove nessuno sognerebbe di farsi curare in caso di malattie importanti, «nemmeno quegli amministratori che poi scendono in piazza a protestare», ironizza Ingrosso. 
«Ci sono reparti che non hanno i numeri per garantire la qualità – prosegue il senatore – e questi vanno eliminati recuperando risorse in termini di mezzi e uomini. Basterà solo pensare alla carenza di anestesisti».
L’unificazione delle due Ulss sarebbe un buon passo, capace quantomeno di far risparmiare 1 milione di euro l’anno di stipendi ai dirigenti, ma non sarebbe comunque la soluzione del problema, che va affrontato alla radice, riorganizzando completamente il sistema sanitario provinciale. Toccherà alla Regione decidere, con il fondamentale contributo delle conferenze dei sindaci. Ma, al momento, gli unici segnali di apertura in questa direzione, secondo Fistarol, sono arrivati solo da Matteo Toscani (Lega).
 
25/10/2011
 
IL GAZZETTINO DI BELLUNO
 

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