Le spiegazioni del direttore generale dell’Usl 1 sul ridimensionamento del piano investimenti meritano una riflessione più generale sulla spesa pubblica. Così come impone attenzione l’allarme lanciato dalle associazioni di volontariato sulla proposta della Regione di compartecipazione alla spesa dei centri diurni da parte delle persone disabili o delle loro famiglie. Se da un lato è vero che la perdurante situazione di crisi economica comporta una consistente contrazione della spesa pubblica, dall’altra non è pensabile che a pagarne le conseguenze siano soprattutto le persone più deboli, vale a dire ammalati e disabili.

Poiché le risorse sono limitate, chi ha responsabilità di governo – ad ogni livello – è obbligato a operare delle scelte. Io penso sia inderogabile togliere le risorse dove sono meno utili ed efficaci e impegnarle nei settori che consentono a tutti i cittadini di raggiungere livelli adeguati di qualità della vita. È con tale spirito che da alcuni anni insistiamo sulla necessità di rimuovere i costi improduttivi che, nonostante le manovre e i sacrifici fatti dagli italiani, ancora oggi appesantiscono il sistema Paese.

Li abbiamo simbolicamente chiamati rami secchi, individuando nell’eccessiva articolazione istituzionale italiana una zavorra concreta e reale ad affrontare la tempesta che stiamo attraversando. Dall’eccessivo numero di parlamentari (quasi il doppio del necessario) al numero di Regioni (ne basterebbero 12 anziché 20), dal numero di ministeri a quello dei Comuni. Per non parlare delle Province, che andrebbero in gran parte eliminate, salvando esclusivamente le poche che hanno senso di esistere in quanto capaci di svolgere una funzione in territori peculiari.

Quando insistiamo perché si abbia il coraggio di razionalizzare e tagliare costi improduttivi non lo si fa per amore di polemica, ma perché altrimenti non ci sono le risorse per fare le cose a cui le istituzioni centrali come quelle regionali non possono rinunciare. In primis la difesa delle fasce più deboli della popolazione. È solo dal taglio dei rami secchi di una pubblica amministrazione elefantiaca e inefficiente che potremo trovare le risorse per coprire i tanti divari che ancora oggi precludono a migliaia di persone la piena cittadinanza. Sempre dalla riduzione degli sprechi troveremo i mezzi per ridurre l’imposizione fiscale sui lavoratori e sulle imprese, senza la quale la ripresa resterà solo un vuoto slogan.

Maurizio Fistarol senatore di Verso Nord

05/10/12

 

 

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